Un ragazzino autistico al suo arrivo alla scuola secondaria di primo grado: il progetto “Io per noi” ad Arezzo, per costruire l’accoglienza consapevole di compagni ed insegnanti.

Un ragazzino autistico al suo arrivo alla scuola secondaria di primo grado: il progetto “Io per noi” ad Arezzo, per costruire l’accoglienza consapevole di compagni ed insegnanti.

Un nuovo ciclo scolastico rappresenta un momento importante per i nostri ragazzi e per noi genitori, che spesso lo viviamo con timore sebbene esso sia un momento di stimolo e di crescita sul quale proiettiamo i nostri sogni.

Rappresenta un po’ il momento dell’ “affidamento” al mondo di ciò che noi famiglie, con tanto amore e sacrificio, abbiamo coltivato e curato.

Da queste sensazioni nasce il progetto “Io x noi”, come si può ben capire già dal titolo: “io mi affido a voi e voi (compagni) vi affidate a vostra volta a me”, senza veli e pregiudizi come sanno fare solo i ragazzi.

E’ il progetto di presentazione di mio figlio Domenico alla scuola media, immaginato per stimolare l’accoglienza del suo nuovo ambiente scolastico dopo le elementari, e vuole trasmettere al gruppo classe ed al team insegnanti le aspettative delle nostra famiglia e soprattutto fornire loro gli strumenti più utili per individuare il miglior approccio con lui, destinatario dell’intervento.

Ecco le slides di presentazione di Domenico ai suoi compagni ed insegnanti.

(n.d.r.  Per presentare un alunno autistico ai nuovi compagni suggeriamo il materiale di Autismando Brescia, cliccate qui per il link al sito, che può essere personalizzato ed adattato apposta per ogni bambino/ragazzo)

Dopo le slides riporto il progetto nella sua interezza, così come è stato approvato dalla scuola di Domenico.

A presto per aggiornarvi sullo sviluppo del progetto!

Raffaella.

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PROGETTO AUTISMO “IO PER NOI”

TEMPI

Anno scolastico 2015\2016

Il periodo più adatto all’intervento è stato individuato nel secondo quadrimestre del primo anno di ciascun ciclo scolastico; in primo luogo per consentire al gruppo di appartenenza del bambino di sviluppare un autonomo percorso d’integrazione e poi, per valorizzare la fase conclusiva del progetto sfruttando la maggior conoscenza diretta del bambino-ragazzo.

OBIETTIVI

  1. Creare un linguaggio comune tra sanità, scuola e famiglie in tema di disturbi dello spettro autistico attraverso la progettazione partecipata di iniziative dei care givers.
  2. Favorire il perseguimento di uniformità ed equità di ingresso/passaggio al nuovo ordine e grado della scuola anche attraverso il confronto fra diverse esperienze a livello provinciale.

A tal fine potranno essere coinvolti anche educatori ed insegnanti portatori di buone prassi affinché vi sia la condivisione delle esperienze già realizzate. 

MODALITÀ DI REALIZZAZIONE DEL PROGETTO

INTRODUZIONE

Predisposizione di un numero di 6 ore dedicate, da concordare con gli insegnanti curriculari nel corso delle quali verranno presentati e discussi concetti e problemi legati alla disabilità senza riferimenti specifici; infatti il progetto (esclusa la parte conclusiva) sarà svolto in presenza dell’alunno destinatario dell’intervento.

In questa fase si farà ricorso all’ausilio di un sostegno narrativo con proiezione di un film per inquadrare e definire la “disabilità”.

Il film prescelto narra la toccante storia di quattro bambini provenienti da angoli del pianeta differenti: Jackson 10 anni, che abita in Kenya e percorre, mattina e sera, quindici chilometri in mezzo alla savana e agli animali selvaggi e di Zahira 11 anni, che vive nelle aspre montagne dell’Atlante marocchino e che percorre una giornata di faticoso cammino per raggiungere la scuola con le sue due amiche. Il film prosegue con Samuel, 11 anni, che ogni giorno viaggia in India per otto chilometri, anche se non ha l’uso delle gambe, spinto nella sua carrozzina dai due fratelli minori e Carlito, 11 anni, ed attraversa le pianure della Patagonia per oltre venticinque chilometri, portando con sè la sua sorellina.

SVILUPPO DEI TEMI DELL’ABILITÀ E CAPACITÀ

Esporre alla classe il proposito del progetto aiutando i singoli ad immaginare di possedere “capacità diverse” inducendoli a comprendere come alcune persone agiscano differentemente rispetto alle comuni aspettative.

Scrivere alla lavagna: “abilità” e “capacità” e dare la parola agli alunni, intavolando una discussione sul significato delle due parole.

Scrivere “unico” alla lavagna e discutere sul significato della parola.

Attraverso la formulazione di domande del tipo : chi sa andare in bicicletta? chi sa fare le divisioni? si cerca di far comprendere alla classe che anche in un contesto di sostanziale uguaglianza ciascuno è portatore di differenti qualità e abilità.

FASE ESPERIENZIALE

La classe verrà divisa in tre o quattro gruppi di dimensioni numeriche adeguate i quali lavoreranno separatamente.

Si fanno utilizzare agli alunni strumenti o indumenti (guanti per giardinaggio) al fine di introdurre difficoltà a svolgere le attività manuali giornaliere (scrivere, mangiare, disegnare, ecc.) ed altre attività come ad esempio fare giardinaggio, bricolage, fare delle catenine o braccialetti) per poi stimolare una riflessione sulle conseguenze di ridotte capacità fine-motorie.

Referenti: Prof. Francesca Nocentini e Raffaella Macedonio

Psicologa: D.ssa Maria Chiara Papini

Mediatore – Coordinatore : Dr. Giovanni Rossi

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Raffaella Macedonio

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