Il mio Amico Autistico sta male

Il mio Amico Autistico sta male

Come sapete a Vicenza si è formato un gruppetto di amici con disturbi generalizzati dello sviluppo (in maggioranza autistici) che esce una sera a settimana nel territorio.

Nonostante la diagnosi, questi ragazzi ci sorprendono ad ogni uscita per il piacere e la voglia di stare gli uni con gli altri, seppur a modo loro.

Stavolta ce l’hanno dimostrato in un modo nuovo, imprevedibile.

Luca stava male: fischiava in modo assordante e continuo, saltava, si lanciava per terra, sbatteva da tutte le parti, correva in giro e non riusciva a stare seduto nemmeno per mangiare i mc chicken, la sua predilezione.

 

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Lo faceva da giorni, senza un attimo di sosta, nemmeno la notte.

Noi tutor, in accordo con la famiglia (leggete QUI il post di Elisabetta), abbiamo deciso di portarlo comunque in uscita, in primo luogo perchè gliel’abbiamo chiesto e lui ha risposto in modo deciso “amici”; in secondo luogo perchè le cose difficili non si nascondono, non si rinchiudono in casa ma si accolgono e affrontano in società: la saggezza popolare dice “l’unione fa la forza”, no?

Nonostante i bei propositi le nostre aspettative erano per lo più escatologiche: “non riusciremo a tenerlo fermo, le persone si spaventeranno, dovremo dare numerose spiegazioni, gli altri ragazzi saranno infastiditi, romperà qualcosa o si farà male”.

Dopo l’uscita possiamo dire che quasi tutte le aspettative si sono inevitabilmente avverate, tranne una: gli altri ragazzi hanno aiutato Luca, spontaneamente.

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Claudio l’ha tenuto sotto strettissima osservazione tutte le due ore e mezza, appena Luca accennava ad alzarsi per lanciarsi o correre si alzava e diceva “aspetta, aspetta!” oppure bloccava le sue fughe.

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Alberto gli diceva di stare tranquillo e di non fischiare, standogli vicino.

Simone ogni qualvolta Luca riusciva a sfuggire a Claudio, andava a recuperarlo, portandolo indietro.

All’ora dell’arrivederci abbiamo comunicato ai ragazzi che Luca il giorno dopo sarebbe stato ricoverato in ospedale, per riassestare il ritmo sonno-veglia e individuare la causa del suo malessere che da autistico non vocale ha espresso con questi comportamenti.

Chi ha voluto lo ha abbracciato e infine Alberto l’ha lasciato con questa frase: “Luca mi dispiace che vai in ospedale ma se fai il bravo io sono felice”.

L’unione dà la forza, aldilà di ogni diagnosi !

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Monica Golin

Psicologa clinica abilitata, tutor ABA, specializzanda in Psicoterapia Cognitivo-Comportamentale

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