Un dolce momento complice tra mamma e figlia, quando si ha un fratello autistico

Un dolce momento complice tra mamma e figlia, quando si ha un fratello autistico

Io e Chiara passiamo tanto tempo a girare per blog. Ci piace leggere tra le righe di esperienze di altre o altri blogger come noi, scovare talenti, incuriosirci, arricchirci.

Stasera vogliamo postare un articolo delizioso di Sara Uliana, una mamma-scrittrice che ci piace molto.

Scrive articoli che sono così vicini alle convinzioni mie e di Chiara sulle responsabilità di noi donne verso noi stesse che ci sembra quasi di conoscerla. 

Il post di oggi  riguarda la cucina, il cooking, ed il legame che, di generazione in generazione, si crea tra mamma e figlia davanti ad una torta al cioccolato o a teneri biscotti.

E anche io, che non sono un granchè in cucina, torno bambina e ricordo le ore passate ad osservare mia nonna che preparava cose meravigliose, senza scomporsi se il mondo attorno a lei (ma vicino, proprio vicino a lei, per non volersi perdere neanche un minuto della sua presenza) parlava, scherzava e rideva e faceva confusione.

Questo post è dedicato alle mamme con figli autistici che….hanno figlie che non sono autistiche; per ricordare loro di trovare sempre uno spazio per cucinare con le loro principesse, prendersi cura di loro e difendere questi preziosi momenti “tutti al femminile” che rappresentano un profondo, fondamentale passaggio tra generazioni di donne.

“Cucinare con mia figlia”

di Sara Uliana

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In un post di qualche tempo fa si argomentava in merito al tempo che si trascorre un cucina per la preparazione dei pasti. Io, avendo un impiego che mi porta a passare la maggior parte della giornata tra le mura domestiche, mi ritrovo in cucina spesso e volentieri e, stare ai fornelli, è una pausa dolce e rilassante che mi permette di staccare dalla frenesia del quotidiano.

Certo che tra cucinare per necessità e per piacere passa una bella differenza! Credo solo che spesso ci ritroviamo a perdere il gusto dei piccoli gesti che hanno costellato la nostra infanzia e che forse dovrebbero far parte anche della vita dei nostri figli.

Cucinare con mia figlia è sempre una bellissima esperienza. Ormai è una signorina di sette anni, e partecipa attivamente ai lavoretti domestici con una certa serenità, assicurata dalla lontananza del turbamento adolescenziale. Decidiamo insieme che torte preparare, visto che ha la predilezione per i dolci, scorrendo velocemente tra i miei appunti e i motori di ricerca. Prende gli ingredienti dalla dispensa e pesa tutto secondo ciò che indica la ricetta.

Non è solo un momento trascorso in cucina, ma un attimo di condivisione e confidenza, un po’ alla vecchia maniera. Da sempre le donne, più o meno giovani, si dedicano alla preparazione del cibo discorrendo dei temi più disparati. Nel nostro caso, siamo madre e figlia che rinsaldano un rapporto. Lei, da sempre più simile caratterialmente a mio marito, con queste ansie ancestrali e questa intelligenza innaturale per la sua età, ha bisogno di esprimersi e di manifestare il suo bisogno di amore, quanto io ho la necessità di sentirmi vicina a lei. Se certe cose non si riescono a dire guardandosi negli occhi, forse osservando un impasto può essere più semplice. Imparare ad aspettare, lasciandolo lievitare nel forno, e saper dosare il tempo, con l’attenzione giusta per non bruciare.

Anche l’amore ha la sua tempistica da rispettare, in ogni momento diversa secondo l’età. Le mie necessità sono differenti dalle sue, in crescita, in continuo cambiamento e in evoluzione. Il mio occhio attento di madre deve essere sempre vigile e il mio orecchio ben teso per permettere di cogliere ogni segnale di allarme, ogni necessità non espressa di aiuto. In cucina siamo complici di un unico progetto, e confidenti di segreti non solo culinari. In un clima di gioiosa complicità, solo per noi due.

Potete leggere l’articolo originale QUI


Elisabetta Tonini

2 Comments On This Topic
  1. tiziana
    on gen 20th at 07:58

    …. leggere questo post, mi ha fatto diventare bambina… quando mi mettevo in ginocchio sulla sedia della cucina a osservare il mio papi cucinare… che brividi! .. e quante emozioni…

  2. Chiara
    on gen 20th at 08:15

    Quindi la tua passione l’hai ereditata da tuo padre…che bello! A casa mia, invece, la cuoca è mia madre…tranne per i risotti che cucina esclusivamente mio papà, che si definisce “l’esperto”!!!
    Buona giornata Tiziana!


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